Le donne nell’ambito sociale, all’interno della famiglia, sono state da sempre un conforto per tutti i famigliari. Erano loro, prima
della guerra, a tenere salda e unita una famiglia e in qualche modo a portarla
avanti, non tanto economicamente, ma soprattutto moralmente. Non avevano tanta
libertà di espressione, ma il loro ruolo nella famiglia al momento bastava. Con
la guerra anche quest’unica certezza svanì. Le donne dovevano assistere alle
uccisioni di figli, mariti, padri, madri e alla violenza sessuale subita dalle
figlie e soprattutto dovevano subire tutto questo in silenzio. Non c’era modo di ribellarsi perché loro erano
diventate veramente un oggetto che non aveva niente di diverso da una semplice
sedia o da un semplice tavolo. Venivano semplicemente usate, maltrattate,
uccise. Furono usate per umiliare i maschi nemici dei militari perché loro non
potevano tollerare, anche per la credenza religiosa, che la loro donna venisse
toccata da un altro uomo. Cosi le donne si ritrovavano perdute in quella
guerra, abbandonate dai mariti e violentate dai militari. Il numero registrato
di donne violentate è di circa 50000. Le donne, quindi stavano inermi e
consapevoli che anche solo un piccolo gesto di ribellione avrebbe portato alla
loro morte o a quella dei propri cari.

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